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L’immigrazione Messicana & Proibizionismo Americano
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Ecco Come L'Immigrazione Messicana Ha Influenzato Il Proibizionismo Della Cannabis Negli Stati Uniti

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Editoriali Notizie

Daremo uno sguardo più ravvicinato ad una delle principali forze trainanti della secolare guerra americana contro l'erba. No, non parlo di Harry Anslinger.

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Quando parliamo delle origini della proibizione della cannabis, alle persone è stato insegnato a credere che la cannabis sia illegale perché è pericolosa. Tuttavia, quelli di noi che fanno un po’ più di ricerca sulla proibizione della cannabis scopriranno presto di Harry Anslinger e della sua famigerata guerra contro l'erba.

Ciononostante, in questo articolo farò luce su un'altra forza trainante di spicco dietro il divieto della cannabis, che è arrivata molto prima che Anslinger prendesse il comando al Federal Bureau of Narcotics: l'immigrazione messicana. 

LA LEGALITÀ DELLA CANNABIS AL’INIZIO DEL XX SECOLO

La Legalità Della Cannabis Al’inizio Del XX Secolo

Prima di andare oltre, vorrei riassumere la legalità della cannabis negli Stati Uniti nei primi anni ‘90. 

Fino al 1937, la cannabis veniva distribuita nelle farmacie di tutti gli Stati Uniti. Infatti, le tinture di cannabis apparvero nella US Pharmacopoeia (USP)[1] fino al 1942. Durante questo periodo, le tinture di cannabis venivano vendute principalmente come narcotici e sedativi. Sono state prescritte per ogni tipo di sintomo, includendo tutto ciò che andava dal delirio ed irrequietezza al dolore gastrico, irregolarità mestruali e persino meningite.

Tuttavia, l'uso della cannabis negli Stati Uniti ha iniziato a diventare molto più limitato dal 1906 in poi. Nel 1936, Reefer Madness raggiunse i grandi schermi e nel 1937 la Marihuana Tax Act collocò un'imposta esorbitante sul possesso, la coltivazione e l'uso della cannabis, rendendola praticamente illegale per tutti tranne per chi era estremamente ricco.

Fortunatamente, il Marihuana Tax Act fu votato incostituzionale dal Congresso degli Stati Uniti nel 1969, a seguito del caso "Leary contro gli Stati Uniti". Lo psicologo Timothy Leary ha contestato l'atto dopo essere stato processato per possesso di cannabis, sostenendo che l'atto richiedeva l'auto-incriminazione, il che violava il quinto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Leary vinse il caso ed il Marihuana Tax Act fu dichiarato incostituzionale. 

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Tuttavia, un anno dopo il Congresso approvò il Controlled Substances Act, che elencava la cannabis come una sostanza di categoria 1, non sicura, che ha un alto potenziale di abuso e nessun uso medico accettato. 

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In circa 30 anni, gli Stati Uniti hanno cambiato drasticamente la propria posizione sulla cannabis. Ma che cosa ha causato esattamente questo cambiamento? 

Se stai leggendo questo blog, immagino che tu sappia già alcune delle svariate risposte a questa domanda. Ma oggi, non parlerò di Harry Anslinger e del suo nuovo lavoro al Federal Bureau of Narcotics. 

Durante la rivoluzione messicana (1910–1920), gli Stati Uniti hanno avuto un enorme afflusso di immigrati messicani in fuga dal disordine nel loro paese. Queste persone hanno portato con sé la loro lingua e le loro usanze, così come una piccola cosa chiamata "marijuana".

Ora, molte risorse online suggeriscono che questi immigrati abbiano introdotto gli americani all'uso ricreativo della cannabis. Ma questo è una grande STTA. Alla fine del XIX secolo, l'hashish veniva fumato nei salotti di tutte le principali città americane. Infatti, nel suo famigerato libro "The Emperor Wears No Clothes" Jack Herer afferma che nel 1880 c'erano più di 500 saloni di hashish solamente a New York, secondo The Police Gazette.

Tuttavia, ciò che si portarono dietro gli immigrati messicani fu la parola "marihuana". Gli americani non conoscevano la cannabis con questo nome ed i proibizionisti approfittarono dell'occasione per utilizzarla a loro vantaggio. Chiamare la cannabis "marijuana" la faceva sembrare esotica e spaventosa, ed aiutava a tenere gli americani all'oscuro del fatto che da tempo la utilizzavano, sia a livello medico che ricreativo. 

Quindi, il governo americano è stato in grado di demonizzare la cannabis (o marijuana) come una sostanza strana, che si sono portati dietro i messicani e che ti rendeva pazzo. 

"la demonizzazione della pianta di cannabis è stata un'estensione della demonizzazione degli immigrati messicani

I dott. Malik Burnett ed Amanda Reiman hanno scritto per DrugPolicy.org che: "la demonizzazione della pianta di cannabis è stata un'estensione della demonizzazione degli immigrati messicani". Ed hanno ragione: per i poteri che hanno guidato la proibizione della cannabis, la parola "marihuana" ha contribuito a trasformare la cannabis in qualcosa di estraneo e minaccioso. 

Decenni prima, accadde qualcosa di simile in California quando San Francisco dichiarò illegale l'oppio, in quello che a volte gli storici definiscono: “la prima vera legge sulle droghe in America”. Dopo un enorme afflusso di immigrati cinesi a San Francisco, tra il 1870 e il 1880, la città decise improvvisamente di vietare le piantagioni di oppio, dopo che cominciarono ad attrarre "non solo i viziosi e depravati", ma anche i giovani bianchi e le donne "dalle famiglie rispettabili... legati a rispettabili attività imprenditoriali della città".

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Prima di questa sentenza, le fumerie d'oppio erano comuni in tutta San Francisco. Tuttavia, quando la popolazione cinese della città raddoppiò tra il 1870 e il 1880, cambiò tutto. E successe qualcosa di molto simile con la cannabis. 

El Paso, in Texas, divenne la prima città americana a vietare la cannabis nel 1915. El Paso era una delle frontiere dell'immigrazione messicana in seguito alla rivoluzione messicana. Dal 1900 al 1920, la popolazione di El Paso crebbe da 15.000 a 77.000[2]. Nella città furono creati giornali, scuole e teatri spagnoli, e ci furono anche conflitti violenti alimentati dalla guerra appena oltre confine.

Discutendo della decisione di vietare la cannabis, il vice capogruppo di El Paso Stanley Good dichiarò: 

"Un individuo sotto la sua influenza è privo di paura ed è spericolato per le conseguenze o risultati. Ci sono casi in cui è stata messa in prigione la vittima impazzita per la droga, ma in molti casi gli ufficiali sono stati costretti ad uccidere i tossici per salvare le loro vite... Una grande percentuale dei crimini vengono commessi da uomini saturi di droga... La maggior parte dei messicani in questa sezione sono assuefatti dalla dipendenza ed è in crescita tra gli americani".

Persino Harry Anslinger, uno dei leader della proibizione della cannabis, è stato accreditato con l’affermazione che la maggior parte dei consumatori di cannabis americani erano "negri, ispanici, filippini ed intrattenitori", le cui azioni "sataniche" erano guidate dall'uso di cannabis[3].

LA POLITICA AMERICANA SULLA DROGA NON È SOLAMENTE SULLA DROGA

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In quest’articolo ho chiarito una cosa: le leggi che proibiscono la cannabis non sono state messe in atto perché la cannabis è una minaccia per la salute. In realtà, non sono state nemmeno attuate solo perché Harry Anslinger ed il Federal Bureau of Narcotics avevano bisogno di qualcosa da fare. Invece, la proibizione della cannabis è stata in gran parte determinata dai timori dell'immigrazione messicana negli stati dell'America meridionale e sud-occidentale dopo la rivoluzione messicana. 

Sfortunatamente, questa storia non è una novità. Ho già menzionato come la decisione di vietare l'oppio sia stata guidata dall'immigrazione cinese in California, e possiamo vedere esempi simili anche con altre droghe. Quello che ci insegna questo è che i nostri governi non considerano la politica sulle droghe come una questione di salute, ma come una questione socio-politica. 

Comunque non sono tutte cattive notizie. Dopotutto, gli Stati Uniti sono una delle frontiere principali per il cambiamento della politica sulla cannabis. La cosa migliore è che i cambiamenti effettuati in Colorado, Washington, California e Nevada stanno già avendo un impatto in tutto il mondo, come in Canada, Uruguay, Cile ed altri paesi.

Steven Voser

Scritto da: Steven Voser
Steven Voser è un giornalista internazionale freelance, nominato per un Emmy Award, e dotato di grande esperienza. Grazie alla sua passione per tutto ciò che riguarda la cannabis, dedica attualmente molto del suo tempo ad esplorare il mondo dell'erba.

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